Collezione digitale “Manifesti dell’Unione donne in Italia di Reggio Emilia”

La collezione digitale

La collezione raccoglie i manifesti e altri materiali grafici dell’Archivio dell’Unione donne in Italia (Udi) di Reggio Emilia, oggi conservato presso il Centro documentazione donna (Cdd) di Modena, ed è complessivamente costituita da 937 unità documentarie, di cui 387 esemplari e 550 copie, con un’estensione cronologica che va dal 1951 (con lacune negli anni 1952, 1954, 1957-1958) al 2000.

In generale, i manifesti introducono alla storia dell’Udi attraverso particolari punti di vista che ritornano con continuità. Ricorrenti, in tal senso, i congressi (sia nazionali che locali) e le azioni politiche intraprese dall’associazione per la pace nel mondo, la conquista dei diritti civili, economici e sociali delle donne. Non solo: i manifesti raccontano le motivazioni delle battaglie promosse alla volta di conquistare nuovi diritti, denunciare disuguaglianze e discriminazioni. Vengono inoltre affrontati temi legati al diritto al lavoro, alla parità tra i coniugi, ai servizi sociali ed educativi (asili nido, scuole dell’infanzia, scuole a tempo pieno, consultori, etc.) in un orizzonte di valori antifascisti, storicamente radicati nell’Udi, associazione nata dai Gruppi di difesa della donna attivi nella Resistenza.

A restituire la dimensione di massa dell’associazione contribuiscono pure le forme della partecipazione: conferenze, pubblici dibattiti, convegni e, soprattutto, manifestazioni atte ad approfondire le tematiche, a motivare la presa di posizione e a creare consenso

Talvolta nei manifesti si ritrovano nominate figure rappresentative dell’Udi, sia a livello locale che nazionale; spesso, personaggi di spicco anche dei partiti della sinistra, esito della pratica politica della “doppia militanza” così diffusa fino alla fine degli anni Settanta.   

Di particolare rilievo quelli dell’8 marzo, Giornata internazionale della donna, rappresentativi, anno dopo anno, di slogan e parole d’ordine del momento, la cui risonanza, a partire dal contesto nazionale, si espandeva fino a quello locale. 

 

Il progetto scientifico

La serie dei manifesti è stata oggetto di una campagna di catalogazione realizzata nel 2001, cui è seguito un aggiornamento nel 2003, a cura di Elena Fava. Anche la metadatazione qui condotta è conforme al criterio di riordino tematico adottato nella redazione dell’inventario dell’archivio generale dell’Udi di Reggio Emilia.

Nel febbraio 2021, tutto l’archivio dell’Udi di Reggio Emilia (documentazione cartacea, fotografica e manifesti) è stato donato al Centro documentazione donna di Modena dall’Associazione Gruppo archivio dell’Udi di Reggio Emilia, nata nel maggio del 2000 per proseguire le attività di conservazione e valorizzazione dell’archivio dopo la chiusura della sede dell’Udi locale. Tutta la documentazione è oggi consultabile presso il Cdd.

La digitalizzazione ha riguardato un esemplare di ogni manifesto. Nella descrizione di ogni manifesto si rende conto della segnatura attualetitolodatasupportoformato (dimensioni in millimetri), regesto committente. In quest’ultimo campo, quando l’Udi viene citata senza ulteriori specifiche relative alla sezione, s’intende fare riferimento al comitato nazionale. Del pari, sono stati indicizzati stampatore e soggetto conservatorepersone, organizzazioni e luoghi citati, oltre alle voci di soggettazione, funzionali alla creazione di collegamenti macrotematici.

L’inventario archivistico della serie dei manifesti è stato realizzato mediante la Piattaforma regionale per la descrizione archivistica ed è liberamente accessibile online in Archivi ER – Sistema informativo partecipato degli archivi storici in Emilia-Romagna.

Questa documentazione è stata digitalizzata e metadatata nell’ambito del progetto del Centro documentazione donna di Modena “#Generazionididonne: documenti, parole, immagini dagli archivi al web”, finanziato dalla Regione Emilia-Romagna mediante il Bando Pr Fesr 2021-2027 per la digitalizzazione del patrimonio culturale e realizzato in collaborazione con il Centro interdipartimentale di ricerca sulle digital humanities dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia (DHMoRe).

 

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